Proposte per il 2012 e per il futuro del Terzo Settore
Flaviano Zandonai e Sergio Bevilacqua riflettono sul futuro dell'impresa sociale
L’inizio dell’anno è il momento dei buoni propositi. Lo è anche perl’impresa sociale, a maggior ragione in questo 2012, anno internazionale della cooperazione. E già in queste prime settimane di gennaio si è aperto un vivacedibattito sul futuro dell’impresa sociale e sulle strade da seguire, sia alivello locale che internazionale.
Del panorama internazionale ha parlato Flaviano Zandonai sul blog di VITA non profit (http://blog.vita.it/fenomeni/) nel post “Dall’Elfo alla Patagonia”, dove evidenzia che sia in Italia il Teatrodell’Elfo, che oltreoceano l’industria di abbigliamento sportivo Patagonia, hanno assunto lo status di impresa sociale. Secondo il ricercatore l’impegno daportare avanti nel 2012 è quello di “insistere nella promozione di nuovimodelli per organizzare e gestire imprese che in qualunque settore, ambito territoriale e assetto normativo producono beni di interesse collettivo”. Delcontesto italiano, invece, ha parlato Sergio Bevilacqua, esperto che molte cooperative sociali trentine conoscono comeconsulente e formatore. Sul blog http://slosrl.wordpress.com Bevilacqua individua alcune proposte che potrebbero aiutare il Terzo Settore, in un periodo didifficoltà come questo. La prima è nel considerare l’impresa sociale come un’organizzazione fatta di processi e ruoli, con l’obiettivo di dare valore a questi aspetti. “Nominare, descrivere i ruoli, rivedere l’organizzazione- scrive Bevilacqua- è un lavoro che è utile per la salutedell’impresa sociale. Investire tempo ed energie in questo lavoro di “manutenzione” serve e soprattutto da frutti”. Il secondo proposito sta nel costruire relazioni consistenti, durature e differenziate anche con il profit. Per farlo, sostiene l’autore, servono ruoli nuovi come le figure di vendita;linguaggi diversi quale una comunicazione rivolta al profit e competenzeesterne al sistema come consulenti che parlino il “linguaggio aziendale”. La terza indicazione riguarda il lavoro femminile, cui occorre dare valore, considerando i tempi della conciliazione non come fattore negativo ma come “una differenza da utilizzare per la propria organizzazione e aumentarnela flessibilità”. Il quarto suggerimento è di favorire il cambiamento della dirigenza. Cosa difficile secondo Bevilacqua perché spesso “non si sa quali alternative fornire”. Come egli afferma “in pochi pensano a supporti professionali. Lo fanno le aziende innovative, non lo fal’impresa sociale, lasciando il dirigente solo in questa delicata situazione. Eppure il terzo settore si occupa di politiche attive del lavoro, conosce benele questioni in ballo quando si parla di nuovo progetto professionale diriposizionare un profilo nel mercato del lavoro”. Il quinto proposito riguarda la capacità di valutare il lavoro delle persone: le prestazioni non possono essereconsiderate tutte sullo stesso piano perché così facendo non si valorizza illavoro delle persone.
Infine, la sesta proposta è “valorizzare l’aspetto economico, siaper quanto riguarda gli stipendi di dirigenti ed operatori, sia per quantoriguarda il costo dei servizi. La qualità costa la personalizzazione deiservizi anche. E’ venuto il momento di farla pagare e l’esperienza di Welfare Italia dimostra che è possibile”.











