STRATEGIE COMUNI PER USCIRE DALLA CRISI
“Lavorare tutti, conviene a tutti” questa l’unanime convinzione emersa nel confronto tra coop sociali e imprese nell’incontro organizzato dalla coop sociale A.L.P.I. Per questo occorre rinforzare strumenti e reti di collaborazione.
Un “bar” aperto per un giorno dalla cooperativa sociale A.L.P.I.: un’occasione per parlare di lavoro in tempo di crisi; una crisi che colpisce in modo particolare le fasce più deboli della popolazione. “Abbiamo organizzato questo incontro - ha affermato Silvano Deavi presidente del consorzio Con.Solida e direttore di A.L.P.I. – all’interno di “Chi la fa l’aspetti”, il mese culturale delle cooperative sociali, perché il lavoro è una condizione vitale per tutti, ma le persone più fragili è anche uno strumento potente di recupero dell’autostima e di inclusione sociale; un’opportunità per chi ha avuto percorsi di vita difficili di avere un ruolo riconosciuto nella società”.
A discuterne, davanti ad una tazza di caffè e a un pasticcino, alcuni rappresentanti delle 18 cooperative di tipo B aderenti al consorzio Con.Solida. che si occupano di inserimento lavorativo di persone svantaggiate e deboli insieme ad interlocutori del mondo profit.
Fino ad ora la cooperazione sociale ha retto bene la crisi tanto da essere riuscita nel 2010 ad aumentare i fatturati e a garantire occupazione a 1995 persone di cui 1066 svantaggiate e deboli. Il dialogo - coordinato dal giornalista Paolo Ghezzi – ha però evidenziato i segni visibili del cambiamento in atto. Ha iniziato Giacomo Libardi presidente della cooperativa Le Coste che ha commentato la manovra finanziaria del Governo: “le misure colpiscono anche le coop sociali, ad esempio, prevedendo la tassazione dell’utile e annullando alcuni interventi storici che permettevano il lavoro nelle carceri. Le conseguenze in Trentino saranno probabilmente meno pesanti che nel resto d’Italia grazie alla manovra provinciale, ma ne sentiremo comunque gli effetti: ci sarà probabilmente una riduzione degli interventi pubblici e delle reti di sostegno; basti pensare ai lavori socialmente utili il cui numero è già in via di revisione e contingentamento. In generale la contrazione delle risorse a disposizione delle istituzioni si riverserà a cascata sulle cooperative di tipo b che ad esempio si occupano dei servizi di pulizia e custodia di molte strutture pubbliche”. Le cose non vanno molto meglio nel mercato privato: Franco Faes direttore della coop La sfera e Sandro Nardelli presidente della coop Il Gabbiano hanno confermato un calo sensibile delle commesse che arrivano dalle aziende e dalle famiglie. La preoccupazione quindi è molta, ma le cooperative sociali sono convinte che sia possibile farcela. Anche perché il bisogno di lavoro e le condizioni di svantaggio crescono: “oggi – ha affermato Libardi – si rivolgono a noi gli invalidi civili che fino a qualche tempo fa trovavano occupazione nelle imprese ordinarie grazie a misure come quelle previste dalle legge 68 del 99. Oltre ad aumentare il numero di chi ci chiede aiuto, diventa sempre più difficile collocare nel mercato chi avrebbe finito il proprio percorso di recupero e quindi le cooperative stanno passando sempre più da una logica transitiva ad una inclusiva”.
“Siamo pronti a ripensarci– ha sostenuto Faes - e stiamo già studiando come razionalizzare le spese e ridurre i costi”. “Un'altra strategia – ha aggiunto Deavi - già sperimentata con efficacia è la collaborazione tra cooperazione sociale e mondo profit”. Le testimonianze portate proprio dal profit attraverso le voci di Franco Dalmonego della Saint Gobain e da Giovanni Zobele dimostrano che lavorare tutti, conviene a tutti. Queste due grandi industrie hanno iniziato a collaborare con le cooperative certamente per poter ridurre i propri costi, ma a questo si è aggiunta la possibilità di dare opportunità di lavoro attraverso l’affidamento di commesse a persone in difficoltà. “La collaborazione – ha sottolineato Zobele - è stata proficua non solo economicamente e socialmente, ma anche sotto il profilo culturale: il confronto e lo scambio continuo hanno consentito travasi di competenze in termini di procedure organizzative, ottimizzazione dei tempi e gestione delle risorse umane”.
“L’incontro – ha concluso Deavi - dimostra che in questo tempo di crisi non è possibile delegare in toto la responsabilità del bene comune alle istituzioni, ma che imprese proti e sociali sono chiamate a contribuire in una logica di sussidiarietà e dentro una cultura di responsabilità sociale ed economica condivisa”.











