"Il Groppo" chiude Quintoteatro

FIORI CHE FIORISCONO AL BUIO

La poesia della diversità che la parola e il movimento rendono possibile e comunicabile 

Ieri sera al Teatro Auditorium si è chiusa, con lo spettacolo “Il Groppo”, in anteprima regionale, la seconda edizione del festival Quintoteatro. Una produzione frutto del progetto di collaborazione che da due anni vede impegnati la compagnia di danza Abbondanza/Bertoni, che ne ha curato regia e coreografie, il drammaturgo torinese Remo Rostagno e Mimma Villari, direttrice della compagnia La Girandola. Un viaggio con un nodo in gola, un groppo appunto, quello interpretato dal quintetto di attori della Compagnia La Girandola (Massimiliano Antonini, Fabrizio Bassi, Patrizia Birolo, Daniela Cavallaro e Manuela Insalaco), una compagnia che – com’è specificato nel foglio di sala – non fa “teatro sociale”, né “teatro terapeutico” ma TEATRO. Un percorso dove "Il Groppo” per mezzo della danza e della parola esprime il proprio modo di raccontare e di essere, in un lavoro reso unico dalla regia e dalla visione della compagnia Abbondanza/Bertoni. Uno spettacolo che non parla di corpi; ma che lascia che siano i corpi a parlare di sé stessi. Il linguaggio della danza contemporanea utilizzato come lente d’ingrandimento per amplificare e sviluppare un’intensa e toccante indagine sulla corporeità. Il coraggio e la forza di non nascondersi dietro a pudori  ipocriti, a negazioni e silenzi che spesso fanno comodo ai "normali” portando in scena tutte le declinazioni dei desideri umani, anche quelle sensuali. Sono loro, attori, danzatori, musicisti del corpo ad esplorare e vivere sul palcoscenico la scoperta di un’umanità molto più articolata e complessa di quanto non sarebbero in grado di raggiungere altri artisti. Danzando piccoli quadri narrativi, raccontando partiture armoniose, dove corpi imperfetti testimoniano l’esistenza della bellezza. L’arte è l’opposto della normalità. Gli attori in scena sono normalità “spezzate” ma non per questo non sono soggetti portatori d’arte vivente. L’arte si percorre, si abita, si respira quando i sensi si dilatano e si moltiplicano per ricomporsi in equilibrate disarmonie. Delicatezza e potenza di corpi, tesori artistici di cui la società ha bisogno: la poesia della diversità che la parola e il movimento rendono possibile e comunicabile. Una testimonianza della sfida che il festival Quintoteatro lancia alla comunità: scoprire e accogliere il limite nella sua potenza artistica.

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