Incontro fra il terzo settore

UNITI PER UN NUOVO WELFARE

Il terzo settore trentino si incontra per fare il punto sulle riforme in atto e costruire proposte: in un quadro con luci ed ombre decidono di muoversi insieme per rappresentare i bisogni dei cittadini. Per questo nasceranno una rappresentanza comune e una piattaforma virtuale informativa

È un terzo settore unito quello che emerge dal convegno “La solidarietà in assemblea. Gli enti del privato sociale insieme per il nuovo welfare trentino” svoltosi venerdì mattina presso la Sala don Guetti a Trento e organizzato da Con.Solida, CNCA Trentino, Federazione trentina della cooperazione e coordinamento enti lp35. “Siamo reduci da decenni di ricchezza di risorse, da un clima di piena sintonia con l’ente pubblico – ha spiegato Silvano Deavi, presidente di Con.Solida. -tanto che alla fine molti servizi venivano dati per scontato. Poi la situazione, complice la crisi, è cambiata.” Il terzo settore trentino è composto da organizzazioni con forme giuridiche diverse (dalle coop sociali alle associazioni, alle comunità di accoglienza) e storie differenti, ma il clima di incertezza e le difficoltà legate anche alla scarsità di informazioni sui cambiamenti in atto, sono diventate un’opportunità per confrontarsi e costruire proposte condivise da presentare alle istituzioni. “Ci accomunano il senso e la finalità del nostro lavoro: il benessere della comunità a partire dai più fragili. Fino ad oggi ognuno si è mosso singolarmente, ma d’ora in poi non sarà più così.” – ha affermato Deavi.

 

Riforma del welfare: lo stato dell’arte
Gli enti promotori dell’incontro hanno fatto il quadro dello stato d’attuazione della riforma socio-sanitaria e di quella istituzionale per quanto riguarda gli aspetti sociali. Ha iniziato Francesco Betalli della cooperativa Grazie alla Vita, che ha fatto il punto sui piani sociali dopo aver sentito vari rappresentanti del terzo settore seduti ai Tavoli delle Comunità. “Anche se è prematuro fare una valutazione generale (solo pochi hanno già presentato il lavoro ad assemblea e commissione, mentre la maggior parte è in fase di elaborazione o in attesa di presentazione) – ha spiegato Betalli - c’è, in generale, una moderata soddisfazione.” Fra gli aspetti positivi emerge sicuramente il protagonismo che il terzo settore ha saputo giocare a livello locale e l’opportunità di far conoscere la complessità delle politiche sociali sul proprio territorio. Fra gli aspetti negativi, invece, la mancanza di informazioni utili a svolgere il lavoro. Altro aspetto negativo, infine, la scarsità di tempo a disposizione per approfondire questioni e raccogliere i bisogni del territorio.
A fare la sintesi delle opinioni del terzo settore sull’integrazione socio sanitaria è stato Stefano Maines della Federazione trentina della cooperazione. Il dato emerso, in particolare, riguarda la scarsa chiarezza sul passaggio dall’ambito sociale a quello sanitario, i criteri di classificazione dei servizi e i cambiamenti che implicano l’appartenere ad uno o ad un altro ambito.
Per quanto riguarda, invece, l’autorizzazione al funzionamento, l’accreditamento degli enti e l’affidamento dei servizi, la legge sull’integrazione socio-sanitaria rimanda alla Legge Provinciale 13/2007. “Ad aprile – ha affermato Mauro Tommasini di CNCA– è stato costituito su richiesta degli enti del Terzo Settore, il “Tavolo Welfare” per discuterne i regolamenti attuativi. Tavolo che ha lavorato in modo costruttivo, ma che finora ha affrontato solo l’argomento dell’accreditamento. Per questo il privato sociale chiede che il dibattito rimanga aperto.”
Angelo Prandini, rappresentante del terzo settore nel Comitato provinciale per la programmazione sociale, ha fatto invece il punto sui livelli essenziali delle prestazioni (LEP). “Spesso questo concetto viene frainteso. Non significa, infatti, che ogni territorio debba offrire tutti i servizi, significa piuttosto che ogni cittadino abbia la possibilità di accedervi. Ha aggiunto, poi, che i bisogni di un territorio non si misurano basandosi esclusivamente sul numero di accessi ad un determinato servizio – questo infatti taglierebbe fuori le persone più fragili che spesso, proprio perché in difficoltà, non riescono neppure ad accedervi - ma con l’ascolto delle comunità.

 

I prossimi passi
“Vogliamo far sentire la nostra presenza non solo per difendere le persone che lavorano nelle organizzazioni sociali, ma soprattutto per aiutarci ed aiutare i cittadini a capire ciò che sta succedendo – ha spiegato Silvano Deavi. Vogliamo coinvolgere le persone in questa operazione di cambiamento, dare voce alla gente per capire se le modifiche in atto corrispondono a un effettivo miglioramento dei servizi. Pur riconoscendo, infatti, la necessità di razionalizzare la spesa in un periodo di crisi come quello attuale, i soldi devono essere rapportati al valore della posta in gioco, cioè dei servizi.”
Per raggiungere questo obiettivo le organizzazioni riunite in assemblea hanno deciso di costituire un organo di rappresentanza che porti proposte condivise alle istituzioni rispetto all’attuazione di una riforma del welfare basata su una lettura dal basso dei bisogni dei cittadini.
Per affrontare invece la scarsità di informazioni e la mancanza di chiarezza, emersa in modo trasversale da tutte le relazioni ed interventi del pubblico, le organizzazioni in assemblea hanno deciso di continuare a condividere dati, saperi e competenze non solo attraverso incontri in assemblea, ma anche tramite una piattaforma virtuale, dove tutti (anche soggetti non appartenenti al privato sociale ma coinvolti nelle attività) possano trovare documentazione.

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