• Area riservata
  • Chi siamo
  • Contatti
  • News
  • Feed rss
Cooperazione sociale Trentina
Banner

Cittadini e Famiglia

Servizi alla persona e alla famiglia: dai bambini agli anziani, dalle persone disabili ai lavoratori in difficoltà. 

Giovani

Ehi ragazzi! Siete pronti?

Scuola

Percorsi, incontri, servizi. Tutto dedicato al mondo della scuola.

Aziende e organizzazioni

Servizi e opportunità di collaborazione per aziende, associazioni ed enti del terzo settore.

Istituzioni

Collaborazioni e servizi per e con la Pubblica Amministrazione.

16 Feb

Welfare copia e incolla

Va molto di moda il giornalismo dal basso. Tecnologie web accessibili e "social" consentono a singoli cittadini e gruppi di produrre informazione e conoscenza di prima mano. In Trentino, ad esempio, c'è la fondazione Ahref che lavora su questi temi, mettendo a disposizione risorse per accompagnare processi utili a ridare fiato a quell'attivismo civico che, fin dai tempi di Tocqueville, rappresenta il sale della democrazia. La nostra però è anche la società del "vintage" dove si riprongono, soprattutto sul versante degli stili e del gusto, modelli ripescati dal recente passato. Affascinato da entrambe le prospettive, nell'ambito di un progetto dell'IRSRS, ho proposto di realizzare un'attività molto anni '70, utilizzando le piattaforme web della contemporaneità. L'attività in questione è una rassegna stampa: una raccolta organizzata dell'informazione standard nei suoi vari supporti (articoli di giornale, estratti audio e video, ecc.). Il tema della rassegna è molto di attualità, anche per le cooperative sociali e riguarda la recente riforma del welfare. Sarà che c'è l'immancabile crisi, sarà che i vari interlocutori si sono mossi con maggiore evidenza, sarà che la pubblica opinione è più sensibile, sta di fatto che negli ultimi mesi il welfare trentino ha avuto un'ottima copertura mediatica. Raccogliere e soprattutto organizzare la produzione dei media locali sulla riforma della protezione sociale può rappresentare un esercizio utile per ricostruire la mappa degli interessi. Ad iniziare dai propri: chiunque infatti cominci a ritagliare e incollare (fisicamente o virtulamente) contenuti, lo farà seguendo, meglio formandosi, un proprio punto di vista. Un'attività non semplice, ma più efficace per farsi un'idea su un argomento complesso, a partire da documenti che per impostazione linguistica e formato editoriale tendono a essere più chiari rispetto ai testi ufficiali (testi di leggi, relazioni accompagnatorie) e anche alla produzione scientifica (francamente stagnante).

Parole chiave: welfare trentino , giornalismo dal basso , rassegna stampa

Aggiungi un commento

8 Feb

Indicatori a km0

La qualità della vita è tema che non passa di moda, anzi. Sempre più enti e istituzioni provano a misurarne il livello, proponendo diverse variabili utili allo scopo. Basti pensare alla classifica de Il Sole 24 Ore (che tutti criticano ma tutti leggono) o del nuovissimo indicatore BES dell'Istat: Benessere Equo e Sotenibile. Per non parlare poi della Better Life Initiative dell'Ocse dove, grazie a un sito bellissimo, è possibile calcolare in diretta le performance del proprio Paese rispetto agli altri su aspetti rilevanti come lavoro, comunità, ambiente, ecc. Chissà, forse si potrebbe chiedere alla sede Ocse di Trento di realizzare qualcosa di simile a livello provinciale. Ma in attesa di questi possibili sviluppi è interessante sostenere altre iniziative locali in grado di produrre indicatori "a km0" sulla qualità della vita. Si tratta infatti di informazioni che, come si diceva, hanno una rilevanza generale per i soggetti economici e sociali. Non a caso qualche tempo fa in una relazione dell'allora Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi era inserito un solo grafico che interpolava disponibilità di reddito delle famiglie italiane con livello di soddisfazione per le condizioni di vita. Ma ci sono anche interessi spefici per queste stesse informazioni, soprattutto da parte di imprese, come le cooperative sociali, che dal "sentiment" della comunità possono trarre informazioni molto utili per leggere il territorio, progettare nuove iniziative, valutare i risultati di quelle in atto, ecc. Ecco quindi che un'iniziativa come Vivo Positivo casca, come si suol dire, a fagiolo perché intende misurare la qualità delle relazioni sociali attraverso rilevazioni di taglio qualitativo che peraltro assomigliano molto alle modalità osservative tipiche degli operatori sociali. Se ne ricaverebbero indicazioni che, a differenza di quel che ha fatto Draghi, andrebbero poi correlate alle perfomance comunitarie delle cooperative sociali. Ricordo, a tal proposito, di un altro termometro elaborato ad hoc qualche tempo fa. Chissà dove è andato a finire...

Parole chiave: qualità della vita , imprese di comunità , vivo positivo

Aggiungi un commento

27 Dic

David e il de minimis

La notizia sta facendo il giro d'Europa. E può costituire un importante "precedente" per lanciare iniziative simili.

La Commissione Europea ha dichiarato che non è da considerare aiuto di Stato il cofinanziamento del Governo inglese presieduto da David Cameron al "Big Society capital", un nuovo fondo per sostenere iniziative di imprenditorialità e di innovazione sociale. Si tratta di 400 milioni di sterline, mica bruscolini.

Fa sorridere il fatto che a ottenere questa importante "deroga" sia un governo così antieuropeista da non siglare le recenti modifiche al trattato dell'Unione. Il tutto mentre le nostre cooperative sociali sono alle prese con conteggi al centesimo di euro per non superare i massimali degli aiuti d'impresa, la famigerata soglia de minimis.

C'è però da considerare che l'operazione inglese fa da apripista a una nuova agenda di politiche comunitarie per l'imprenditoria sociale.

La recente Social Business Initiative della Commissione europea prevede, come piatto forte, la costituzione di fondi misti pubblico / privati a favore di queste imprese, con tanto di "bollino di qualità" come proponeva qualche giorno fa Michel Barnier, Commissario europeo al mercato interno (mica politiche sociali).

Non sarebbe male seguirne la scia, dando vita a operazioni simili su scala locale e in territori eccellenti come il Trentino. Un fondo pubblico - privato per l'innovazione sociale provinciale.

Non suona male.

A patto di accettare la sfida che sta alla base di questa nuova stagione di policy making: un'imprenditoria sociale allargata, che sa andare oltre le forme giuridiche e i settori di attività moltiplicando le collaborazioni e i legami con altri soggetti economici e sociali.

Parole chiave:

11 Nov

La Comunità viene dopo

Si dice che due indizi facciano una prova.

E allora si può dire che nell'arco dell'ultima settimana è stato smontato uno dei baluardi strategici di molte organizzazioni non profit e cooperative, ovvero che la comunità sia il punto di partenza, la base su cui costruire attività, servizi e persino progetti d'impresa. Il "partner industriale" di questi attori. Invece non è così, o almeno non del tutto. I "rottamatori" non sono sociologi o economisti folgorati sulla via del comunitarismo, ma un designer e un urbanista. Non a caso figure intellettuali e di ricerca emergenti nel dibattito su ciò che è, o deve diventare, "pubblico".

Il primo è Ezio Manzini, un vero e proprio guru dell'innovazione sociale a livello internazionale, passato da Rovereto sabato scorso. Pur essendo stato catapultato in contesto fuori luogo è riuscito a proporre con molta chiarezza stimoli che sarebbero molto piaciuti agli operatori sociali. Tra questi un esplicito: "la comunità e i suoi legami fiduciari sono un sottoprodotto di attività e servizi di welfare collaborativo che mirano a risolvere un problema che poi si scopre essere di interesse collettivo". Semplicifando al massimo: beni di interesse collettivo si diventa, non si nasce.

Il secondo è Paolo Cottino, un giovane urbanista che accompagna progetti di rigenerazione urbana che trasformano spazi, spesso degradati, in luoghi di socialità. A un convegno di presentazione del bilancio sociale di una cooperativa sociale faentina dice: "il welfare del futuro prevede di invertire i suoi fattori costitutivi, scoprendo, a differenza di quel che accade in matematica, che il risultato cambia".

Dunque prima le idee, poi intorno alle idee le risorse e come risultato nuove aggregazioni comunitarie che, come dice il sociologo Bonomi (così recuperiamo la categoria) sono artificiali, cioè coalizzate intorno ad obiettivi specifici. L'esatto opposto di una retorica - molto diffusa anche nel pensiero politico trentino - che parte da una comunità come dato naturale, salvo poi scoprire che, alla prova dei fatti, la comunità non c'è.

 

 

 

Parole chiave: comunità

13 Ott

Dove sta la comunità?

Passa il tempo ma l’espressione “impresa di comunità” non sembra perdere smalto nonostante se ne continui a parlare, a volte fuori luogo. Oggi l’accostamento più in voga è con i “beni comuni”, ad indicare che la produzione, meglio la rigenerazione, di beni di interesse collettivo richiede modelli imprenditoriali sui generis che, appunto, prevedono una qualche forma di coinvolgimento dei tessuti comunitari. Tutto molto bello, ma il problema è come avviene questo coinvolgimento.

Ci sono almeno due percorsi.

Il primo consiste nel riconoscere la comunità come il destinatario di iniziative e progettualità specifiche che si collocano a margine dei processi produttivi che rappresentano il “core” dell’azione imprenditoriale. In pratica una politica di responsabilità sociale, e poco importa che a portarla avanti siano imprese cooperative che “tornano sul luogo del delitto”, presso quelle comunità che, di fatto, sono state a suo tempo vittima di processi di riorganizzazione che hanno privilegiato la crescita dimensionale, le economie di scala e l’organizzazione tecnocratica. Un faticoso, e non so quanto efficace, cammino a ritroso.

 Il secondo percorso riconosce invece la comunità come asset d’impresa, rendendola effettivamente partecipe della produzione e della governance d’impresa. Una cosa ben diversa ed anche ben più complicata considerando che i processi di aggregazione comunitaria richiedono di carotare fino alle radici storico culturali che sono sempre meno mediate dalle istituzioni tradizionali (chiese, partiti e organizzazioni derivate) e insieme di aggregare portatori di bisogni e interessi che tendono a differenziarsi piuttosto che a mutualizzarsi intorno a questioni chiaramente definite come di “interesse comune”.

 Però chi riesce in questo investimento vedrà remunerato il proprio capitale… sociale e non solo.

 

Parole chiave:

(S)confini

(S)confini

di Flaviano Zandonai

Il blog di Flaviano Zandonai

Archivio

  • Febbraio 2012
  • Dicembre 2011
  • Novembre 2011
  • Ottobre 2011

‹‹ Mese precedente

Mese successivo ››

Febbraio 2012

Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29        

Tag cloud

comunità giornalismo dal basso imprese di comunità qualità della vita rassegna stampa vivo positivo welfare trentino
Vezzena Camp
Educa Online
Miniera Calceranica
Federazione Trentina della Cooperazione
Servizio Civile
Consolida logo
  • Chi siamo
    • Cooperative
    • Consolida
    • Contatti
  • Cosa facciamo
    • Servizi
    • Dove siamo
    • News
    • Appuntamenti
    • Servizio Civile
  • Documenti
    • Bilanci sociali
    • Carta dei Servizi
    • Periodici
    • Rassegna stampa
  • Gallerie
    • Foto
    • Video



Sede legale e amm.va: Trento, via Brennero n. 246
Tel.0461-235723 Fax. 0461-237166 - E-mail consolida@consolida.it
www.cooperazionesocialetrentina.it
Reg. Imp. di Trento n. 01150390225 - Albo Naz. degli Enti Coop. n. A157664