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11 Nov
La Comunità viene dopo
Si dice che due indizi facciano una prova.
E allora si può dire che nell'arco dell'ultima settimana è stato smontato uno dei baluardi strategici di molte organizzazioni non profit e cooperative, ovvero che la comunità sia il punto di partenza, la base su cui costruire attività, servizi e persino progetti d'impresa. Il "partner industriale" di questi attori. Invece non è così, o almeno non del tutto. I "rottamatori" non sono sociologi o economisti folgorati sulla via del comunitarismo, ma un designer e un urbanista. Non a caso figure intellettuali e di ricerca emergenti nel dibattito su ciò che è, o deve diventare, "pubblico".
Il primo è Ezio Manzini, un vero e proprio guru dell'innovazione sociale a livello internazionale, passato da Rovereto sabato scorso. Pur essendo stato catapultato in contesto fuori luogo è riuscito a proporre con molta chiarezza stimoli che sarebbero molto piaciuti agli operatori sociali. Tra questi un esplicito: "la comunità e i suoi legami fiduciari sono un sottoprodotto di attività e servizi di welfare collaborativo che mirano a risolvere un problema che poi si scopre essere di interesse collettivo". Semplicifando al massimo: beni di interesse collettivo si diventa, non si nasce.
Il secondo è Paolo Cottino, un giovane urbanista che accompagna progetti di rigenerazione urbana che trasformano spazi, spesso degradati, in luoghi di socialità. A un convegno di presentazione del bilancio sociale di una cooperativa sociale faentina dice: "il welfare del futuro prevede di invertire i suoi fattori costitutivi, scoprendo, a differenza di quel che accade in matematica, che il risultato cambia".
Dunque prima le idee, poi intorno alle idee le risorse e come risultato nuove aggregazioni comunitarie che, come dice il sociologo Bonomi (così recuperiamo la categoria) sono artificiali, cioè coalizzate intorno ad obiettivi specifici. L'esatto opposto di una retorica - molto diffusa anche nel pensiero politico trentino - che parte da una comunità come dato naturale, salvo poi scoprire che, alla prova dei fatti, la comunità non c'è.
Il blog di Flaviano Zandonai







