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Uno sguardo sul futuro

UNO SGUARDO SUL FUTURO

L'amministratore delegato del consorzio nazionale Cgm presenta a Trento il piano di impresa.

"In questo contesto di crisi generale e perdurante vogliamo innanzitutto riconfermate il nostro impegno per un welfare universalistico che non escluda nessuno". Così ha esordito ieri a Palazzo Crivelli Stefano Granata amministratore delegato del consorzio nazionale cgm che aggrega 78 consorzi, 1000 cooperative e 5 società geocomunitarie. Ciò non significa - ha sottolineato Granata - che alla cooperazione sociale sia richiesto un profondo cambiamento, anzitutto culturale". Granata ha ricordato che i consorzi locali come Con.Solida. sono nati sopratutto con il compito di essere incubatori di impresa sociale e quindi di sostenere lo sviluppo della cooperazione sociale attraverso strumenti come formazione, consulenza e general contracting. "Oggi invece per la crisi in atto, ma anche per la "maturità" delle imprese sociali, è necessario che i consorzi si impegnino sopratutto sul fronte dell'innovazione sia di prodotto che di processo. Un'innovazione che consenta alla cooperazione sociale da un lato di rispondere alle nuove emergenze, dall'altro di trovare nuovi modi per soddisfare vecchi bisogni".
Granata ha quindi portato esempi significati di innovazione sia di prodotto, ad esempio l'impegno di Cgm sulle energie rinnovabili e il fotovoltaico, sia di processo senza trascurare di descrivere strumenti che si stanno sperimentando con successo in vari territori. Tra questi ad esempio le società cosiddette ibride che hanno compagini miste in cui la cooperazione sociale è solo una parte, anche se maggioritaria. Queste società - su cui il sistema ha già investito complessivamente più di 53 milioni di euro -presentano molteplici vantaggi, tra i quali quello di saper attirare investitori forti altrimenti irraggiungibili e di avere governance più snelle ed efficienti. A scanso di equivoci Granata ha chiarito che questo non significa affatto abbandono del modello cooperativo, ma di un nuovo modo di interpretare il mandato di essere agenti di sviluppo del territorio.
Dalle parole dell'amministratore delegato di Cgm è apparso comunque chiaro che a monte degli ambiti in cui fare innovazione e degli strumenti da utilizzare, quello che è richiesto alla cooperazione sociale e ai consorzi è profondo mutamento culturale con l'assunzione di un rischio imprenditoriale molto più grande che in passato; la capacità di aggregarsi tra cooperative, senza escludere di arrivare a vere e proprie fusioni; la creazione di partenariati con organizzazioni e aziende anche molto diverse dalle imprese sociali.

Tag:

piano di impresa, fusioni, cgm, innovazione

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